Luminarie, fuochi pirotecnici e bande per il Santo più venerato in paese. Per il compatrono principale, Noci è in festa per tre giorni. La devozione della città nei confronti di San Rocco è antica. All’inizio del 1500, infatti, il bisogno di difendersi dalla peste spinse il popolo di Noci a chiedere protezione al Santo taumaturgo, originario di Montpellier, che confortava e guariva gli appestati. Un decreto, poi, del 1875 elesse San Rocco addirittura patrono “speciale” di Noci perché dotato di una particolare “specializzazione taumaturgica”. La festa si svolge in diverse giornate: come si legge su un giornale locale del 1892 (“La Sentinella delle Murge”) tutte le vie principali in occasione della festa erano “fantasticamente illuminate a grandi archi di lanternini dai colori svariati mentre i concerti del paese eseguivano della musica scelta, benissimo interpretata”. Il momento squisitamente religioso della festa si svolge il 16 agosto, giorno della morte del santo, con diverse celebrazioni liturgiche. Il giorno vero della festa, tuttavia, si celebra ogni anno durante la prima domenica del mese di settembre. Dopo la funzione solenne presso la Chiesa Matrice, intorno alle 11, la statua del santo viene portata per le vie del centro storico. Prima dell’avvio, il sindaco consegna al Santo compatrono le chiavi della città. Al centro del corteo la statua del santo seguita da autorità civili, militari e religiose e da tanti devoti. E sotto i suoi occhi la città è “vestita” a festa, simbolo della fortissima devozione locale al santo. I festeggiamenti si chiudono il lunedì successivo, con una processione, dopo l’ultima messa, lungo l’estramurale del paese. La domenica successiva, infine, per l’Ottava, la statua viene esposta sul sagrato della Matrice, dove il Vescovo celebra una messa solenne, poi riposta nella nicchia sull’altare al Santo dedicato. Ancora oggi si usa toccare la statua con un fazzoletto all’altezza della ferita della gamba per la preservazione da gravi malattie. In questa occasione vengono distribuiti i “pescetjdde”, ossia cunei di pane benedetti, così chiamati perché ricordano nella forma un piccolo pesce. Era questo il panetto di cui si crede il taumaturgo si cibava quotidianamente. Una curiosità storica sulla festa ce la narra lo scrittore locale, Vittorio Tinelli, in un suo poemetto (“festa granne”, festa grande la chiama): “la domenica e il lunedì della festa si trascorrevano con i parenti del marito (si dice che la festa “tocche all’omme”, spetta all’uomo) come avviene per Natale e Pasqua. La Madonna della Croce invece si festeggia dai parenti della moglie (“tocche a femmene”, spetta alla donna) come anche Capodanno e la Domenica delle Palme”.